5 ottobre 2018

Gli eventi emozionali

Tecnostudi comunicazione Bologna - eventi
Tempo di lettura: 4 minuti

Perché è bene organizzare eventi aziendali?

Un quesito apparentemente inusuale ma che in realtà può aiutarci a scoprire molto nientemeno che del nostro modo di apprendere.
Il cervello umano, infatti, è assetato di nuove conoscenze: cerchiamo di comprendere sempre meglio l’ambiente che ci circonda, di leggere i comportamenti dei nostri simili in modo da capirne le reali intenzioni (elementi entrambi fondamentali in un contesto di sopravvivenza, ovvero quando il nostro cervello si è sviluppato nella conformazione che ha mantenuto da allora), di acquisire nuove abilità.

Questa sete di apprendimento che ci conduce all’esplorazione di ciò che ci sta attorno ha la funzione di raccogliere le informazioni che poi costituiranno la nostra idea del mondo, la nostra identità, il nostro modo di essere e di rapportarci agli altri e alle situazioni.
E scaliamo tale vetta non solo grazie al pensiero logico, ma in prima battuta grazie ai nostri sensi, che ci restituiscono la percezione di ciò che ci circonda.

Siamo animali sociali

Un altro indizio sul funzionamento del nostro cervello, che ci sarà utile a breve quando torneremo a parlare di eventi, fa luce sui bisogni più intrinseci dell’essere umano, che oltre a quello di esplorare ed apprendere, manifesta senza sosta anche quello di essere ben inserito nel suo gruppo di riferimento.
Anche questo aspetto è correlato ai nostri antenati: essere accettati dalla tribù significava sopravvivere in un contesto naturale avverso, che in solitudine avrebbe comportato morte certa.
Nell’era digitale tutto questo è amplificato dal fatto che siamo tutti connessi, tutti alla portata di tutti, le nostre esperienze ed opinioni sono esposte costantemente. Ciò ha estremizzato tali bisogni, o meglio la loro espressione: l’interconnessione perenne sta ormai diventando un must, l’essere visibili e riconoscibili è un’esigenza assimilabile ad un’ossessione, non si può fare a meno di autocelebrarsi (Per approfondire: la Piramide dei bisogni di Cosma: http://www.aism.org/nuovi-bisogni-digitali-ed-emozionali-in-cerca-di-futuro/).

Ci piacciono le storie

Vediamo quindi i primi due elementi fondamentali sul funzionamento del nostro cervello, che ci aiuteranno a spiegare perché gli eventi aziendali siano così importanti:
– amiamo conoscere cose nuove e imparare da esse;
– cerchiamo sempre una connessione con i nostri simili.

Un altro elemento importante è la narrazione (in gergo marketing, lo storytelling): tradizionalmente le comunità utilizzavano le storie per trasmettere insegnamenti, valori e ammonimenti ai più giovani. Il nostro cervello, infatti, memorizza con molta più facilità delle nozioni se inserite in una storia.

Ecco qui dunque una risposta, seppur ancora parziale, alla domanda iniziale: perché è importante fare eventi. Se coniughiamo i concetti esposti, vediamo infatti come le persone abbiano un bisogno irrefrenabile di stare insieme, di fare gruppo condividendo esperienze, e questo condividere diventi esso stesso un fine, in cui se i sensi e l’intelletto sono entrambi coinvolti in maniera completa e soddisfacente in una storia, l’esperienza stessa diventa non solo coinvolgente ma anche memorabile.

Non penserete vero che tutto questo non sia applicabile anche in ambito aziendale?

Gli eventi aziendali possono rispondere a queste esigenze in maniera completa e assolutamente efficace. I brand sono diventati aggregatori non solo di interessi ma anche di valori. Basti citare Martin Lindstrom, che nel suo Neuromarketing suggerisce come le aree del cervello che si attivano mentre adoriamo una religione siano le medesime che si attivano in presenza del nostro brand preferito.

Gli eventi aziendali, se ben congegnati, dovranno dunque racchiudere tutte le caratteristiche che abbiamo citato:
celebrare una situazione, una persona o un avvenimento importante per l’azienda raccontandone la storia
– avere carattere di socialità e condivisione
– essere memorabili coinvolgendo sia i sensi che l’intelletto

Ecco perché parliamo di EVENTI EMOZIONALI.

Eventi o eventi emozionali?

Ma perché il coinvolgimento dei sensi è fondamentale per essere memorabili?
La risposta è molto semplice, e ci arriva direttamente dalla nostra evoluzione, ovvero da come si è sviluppato il sistema che immagazzina i nostri ricordi e determina quali meritano di essere conservati e quali invece possono essere relegati in uno scomparto remoto del nostro cervello.

Sottoposto a numerosi stimoli e con una “memoria di lavoro” assolutamente ridotta, oltre che affetto da grande pigrizia, il nostro cervello infatti tende a selezionare in maniera molto minuziosa cosa conservare. E sono proprio i sensi a guidarlo in questa scelta: i sensi scandagliano continuamente la realtà che ci circonda; quando vengono colpiti da qualcosa di rilevante e che provoca in noi un’emozione, ecco che per il cervello quello è un elemento degno di nota, qualcosa che andrà verificato con maggiore attenzione, a cui dedicare più energia e che quindi molto probabilmente merita di essere ricordato.

La connessione tra emozioni e memoria è indissolubile, e i sensi costituiscono un canale d’ingresso preferenziale per molte delle sensazioni che costruiscono le emozioni. Giocare bene con le percezioni sensoriali degli invitati al nostro evento avrà dunque un’importanza fondamentale per la sua buona riuscita.

Un altro fattore che gioca a favore degli eventi emozionali e da tenere in grande considerazione è la quota d’attenzione: come dicevo poc’anzi, il nostro cervello è molto pigro. Non lo è per sfizio ma per necessità: gli stimoli che deve processare ogni secondo sono numerosissimi e per non sovraccaricare il sistema deve selezionare in maniera molto rigorosa cosa far passare dal livello di radar non-cosciente al livello di attenzione cosciente.

Capite dunque che sia fondamentale saper come attrarre quella piccola porzione di attenzione che il cervello del nostro invitato è disposto a concederci.

E qui ci viene in aiuto un’altra tecnica molto importante dal Neuromarketing, ovvero il modello dei Building Blocks, che si ricollega anche alla buona pratica di creare uno storytelling.
Secondo questa teoria, nella costruzione di un evento che voglia essere davvero efficace per la nostra audience, dovremo scomporre la timeline generale in tanti piccoli sotto-blocchi, e per ognuno di essi prevedere 1 solo momento di picco attenzionale, lasciando che nel tempo restante le persone abbiano modo di assimilare quanto accaduto, valutarlo, memorizzarlo.

La narrazione, inoltre, supporta la creazione dei blocchi: ideando una storia che si dipani lungo il nostro evento e che abbia il compito di comunicare i valori fondanti del nostro brand, sarà più semplice identificare i messaggi fondamentali per ogni blocco e il relativo picco attenzionale.

Come vedete, gli eventi possono essere uno strumento di indicibile valore per comunicare. Ma è di fondamentale importanza non improvvisare e, soprattutto, tenere ben presenti tutti i meccanismi che il nostro cervello mette in atto di fronte a stimoli nuovi e complessi: passare dal voler creare un momento piacevole per i propri clienti a bombardare o annoiare i loro sensi in maniera irrecuperabile è davvero solo un passo.

 

Per approfondire: Macro e Micro eventi per l’autopromozione, di Caterina Garofalo (https://www.mondadoristore.it/MACRO-MICRO-EVENTI-na/eai978888226687/)

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Elena Sabattini

Amministratore Delegato di Tecnostudi, coltivo una grande passione per tutto ciò che è strategia e risultati certi. Applico con entusiasmo al mio lavoro quello che con dedizione imparo e studio ogni giorno, cercando di ampliare le mie conoscenze, le mie vedute e le possibilità che offro ai nostri clienti di raggiungere i propri risultati. La mia mission? Aiutare gli imprenditori a realizzare i loro sogni! Facendolo realizzo il mio.

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