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Agenzia pubblicitaria: la nostra storia a Bologna

da | Settembre 20, 2017 | ADV e BTL, Blog

Come funziona un'agenzia pubblicitaria?

Lo storico payoff di Tecnostudi era PUBBLICITÀ ALLA TECNICA, grazie alle sue origini strettamente legate alle aziende manifatturiere del territorio. Con l’ampliarsi dei settori merceologici in portfolio e della nostra offerta, negli anni 2000 è divenuto PUBBLICITÀ CONTEMPORANEA, a simboleggiare il nostro impegno nell'essere sempre al passo con i tempi.

Più di recente lo abbiamo nuovamente aggiornato, così come abbiamo attraversato un forte aggiornamento come professionisti e come struttura. Ora è: COMUNICAZIONE CONTEMPORANEA.
Questo perché abbiamo smesso di fare pubblicità? Certo che no! Volevamo trasmettere in modo chiaro e immediato il principio che ci guida: il nostro focus non è vendere pubblicità, piuttosto studiare la comunicazione delle aziende in modo da poter dare loro il meglio, anche se ciò non passa attraverso la pubblicità tout court ma si concretizza in strategie di marketing, gestione corretta del passaparola, consulenza di neuromarketing o market intelligence.

Insomma, ciò che offriamo è molto più complesso e strutturato del semplice “fare pubblicità”!

Tuttavia, la pubblicità rimane pur sempre una delle nostre anime, che non smetteremo mai di amare e trattare con sommo rispetto.

Ruoli in un’agenzia pubblicitaria

In 40 anni di esperienza in questo settore, c’è una cosa che abbiamo imparato più di ogni altra: la creatività è fondamentale, ma solo se è applicata al servizio della strategia.

Reparto creativo

Io e mia madre, che l’agenzia pubblicitaria l’ha fondata, non siamo art-director né esecutiviste, non siamo grafiche a nessun livello operativo, benché conosciamo la terminologia, sappiamo in larga parte cosa si può o non si può fare con un programma di grafica e come interfacciarci con i nostri professionisti interni.

Il controverso Donald Trump infatti diceva che un buon leader non è colui che sa fare tutto, bensì colui che sa riconoscere le proprie lacune e circondarsi in quei campi di persone più in gamba di lui.

Ecco, quella cosa che abbiamo imparato della pubblicità, ma anche della comunicazione in genere, è che un creativo può fare un ottimo lavoro, ma non sempre un creativo ha tutte le competenze per lavorare anche in modo strategico. Ed è giusto che sia così. Come io non mi metterò mai a disquisire su un file in Illustrator, così è evidente che son io invece che devo argomentare di posizionamento, target e analisi SWOT.

I ruoli sono importanti e i gruppi di lavoro, o le agenzie, composti di soli creativi rischiano di essere parziali come lo sarebbe un’agenzia composta di soli account.

Considero un mio punto di forza la consapevolezza di non essere una grafica, così come aver scelto per la nostra realtà persone che invece lo sono eccome!

Reparto account

Oltre al reparto creativo, di cui ovviamente non fanno parte solo i grafici ma anche i copy, ci sono molte altre funzioni importanti per poter portare a termine un buon progetto pubblicitario.

Il reparto account è solitamente l’interfaccia con il cliente. Sono coloro che sono deputati a tradurne desiderata e obiettivi in strumenti e messaggi di comunicazione, confrontandosi con le altre funzioni.

Anche in questo caso noi siamo anomali come agenzia: abbiamo sempre scelto di non avere account, un po’ perché è un ruolo che amiamo molto e un po’ perché riteniamo che la cura che io e mia madre mettiamo nel seguire un cliente sia molto personale e molto “nostra”.

Reparto produzione ed esecutivisti

Dopo la fase di produzione, se parliamo di una campagna stampa, fondamentale è il ruolo degli esecutivisti, che rendono ogni idea possibile e stampabile. Sembra un lavoro certosino e a volte noioso, e in buona parte lo è, ma chi lo ama davvero ne vede le infinite potenzialità: dove prima c’era un braccio irsuto troviamo ora pelle liscia e vellutata, dove c’erano capelli crespi avremo un’acconciatura da oscar!

Reparto planning e media

Al reparto planning e media sta poi tradurre tutta la strategia e ciò che è stato prodotto in diffusione e informazione verso il target, scegliendo i giusti mezzi su cui proporre la pubblicità, organizzando e pianificando le uscite, controllando che tutto proceda come progettato, grazie anche al reparto di controllo qualità, che instancabilmente verifica la rispondenza tra i risultati e le nostre altissime aspettative.

Un percorso irto di difficoltà? Ebbene sì, in ogni sua fase, ma così affascinante!

Come lavorare in un’agenzia pubblicitaria

Tanto affascinante che attrae moltissimi giovani, dalle competenze più svariate. Ogni giorno riceviamo molti curricula e c’è un consiglio che mi sento di condividere con questi ragazzi, che va al di là delle competenze tecniche (che do per assodate).

Che siate creativi, producer, copy o videomaker di spot alle prime armi dovete essere incredibilmente curiosi e all’erta, sempre: il mondo della pubblicità è un faro puntato sui nostri tempi, vede tutto, registra tutto. Dovete conoscere i trend, dovete sapere di arte, cultura, letteratura, cinema e musica, tecnologia e paesi lontani. Niente è inutile nella comunicazione, perché più siete persone attente al mondo che vi circonda, più potrete essere buoni traduttori di tale mondo in linguaggio pubblicitario. In un linguaggio che emoziona e vende.

E scrivete delle lettere di accompagnamento ai vostri curricula! Siate ispirati, siate appassionati, dimostrate perché volete fare questo mestiere e perché lo volete fare con me. Non mandate mail a raffica a qualunque agenzia pubblicitaria, prendetevi il tempo di studiare chi è il vostro interlocutore.

Credetemi, fa tutto un oceano di differenza.

Agenzie pubblicitarie serie, come riconoscerle

Torniamo invece dall’altra parte della barricata, ovvero i clienti.

Come un cliente può capire se si trova di fronte ad un’agenzia pubblicitaria valida?

Be’, portfolio e lavori passati possono dire molto.

Ma io credo che ancora di più lo dicano i silenzi. Se il responsabile d’agenzia non fa che parlare di se stesso, dei premi che ha vinto o dei clienti che si è portato a casa con le gare, allora non gli resterà abbastanza silenzio per ascoltare voi, la vostra storia, il vostro sogno aziendale.

E le domande. Quelle sono cruciali: prima ancora di parlare di strumenti, pianificazione e budget, le domande giuste sono sugli obiettivi, quelli di business non quelli di comunicazione; le strategie aziendali, le aspettative, il percorso di marketing.

Solo dopo, molto dopo, viene la decisione di fare uno spot televisivo o un evento, aprire un canale social o implementare un e-commerce.

Non ci sono risposte valide a priori, se non ci si prende il tempo di ascoltare con attenzione.

Bologna

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